Restiamo disumani, mi verrebbe da dire. L’umanità sanguina ferite imprudenti, commette torti contro l’onore e la mitezza, contro la sincerità, la pietà per gli orfani e le vedove. Restare umani è la marcia trionfale di carriere su cadaveri composti, scarpe lucide e scintille d’alcol che simulano la vita. Restare disumani — o diventarlo — è andare oltre l’umano: xenotrapianti con cuori di tigre, agnelli lamentosi e cervelli di donne perdute, sempre prone all’amore, ma mai umane.
Genuinità, sentimenti e foto sgranate di pulviscoli di essere, mi dichiaro sentimentale, buono e disinteressato quanto è vero il volto santo di Maria. Certo che lo sei non sei come quell'altro che finge commozione e poi da la rampogna ai demoni del deserto per averlo consigliato male. O quell'altro, psicopatico dal cuore infermo per lobi mancanti e disgrazie sepolte nel vuoto dove è perso l'uscio di casa. Genuinità, la voglia di odori di incenso e veglie funebri di occhi vitrei e indumenti lisciati di intingoli catramosi. La voglia persino di scoprirsi umano per poi accorgersi che non c'è niente di più umano che essere poco genuini