Il razzismo in me, lo vedo è una chiazza nera su un quadro di Pollock. Il razzismo degli altri, malato e omaggiato, un fiume di rabbia che ottunde i sapori, fra ubbie e liquami osservati con compiacenza. Il razzismo della massa, litanie sul limitare del viale dei platani e invocazioni al dio del vento e della tempesta, che si porti via i volti scuri stremati di donne e uomini volti rosi dalla salsedine. Il razzismo del serpente che la ragione vorrebbe dominare, ma si affida alle promesse di stregoni oltre i confini dell'ovest, che sfidano ossimori vuoti e vertigini di sognatori pentiti. Il razzismo.
Non guardare oltre, Non guardare il cielo terso, Insenatura dell'anima e rifugio dei ribelli dell'est. Non guardare l'orizzonte del nostro scontento, con le sue rive di onde gracili e insegnanti ciechi. Non guardare gli occhi grigi della tua donna, È l'assoluto che ti manca e non l'afferrerai mai col pensiero. Guarda ragazzi scalzi che giocano a calcio E prega che il tramonto non sia colorato da nubi tossiche