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Il senso della vita

Immagina te seduto convesso  con occhi che scrutano il desiderio. Hai davaniti una donna bella dell'oltremondo. Capelli corvini, occhi di stille nere di petrolio,  viso alabastro, irradia bagliori di sale e cuore mediterranei. Seni rigonfi di adulazione. Figura di dea assopita, sinuosa, ammiccante.  "Scusa devo andare ho da fare". "Certo ci vediamo", triste muggito. Torni incauto, hai dimenticato qualcosa, Lei  svanita in cucina. Approfitti del bagno,  sei assalito da un tanfo mortale di escrementi, e due orridi espulsi col favore delle fibre,  galleggiano nel water. La vita, la cogli in quell'attimo:  la bellezza che cela l'orrido puzzolente ancestrale. Sacchi di letame che sorridono alla vita  inseguiti da sguardi di lussuria ignari del tanfo riposto.  
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La consuetudine del dolore

La morte è uno scatto di luce interrotta è la voce del fratello e dell'amico che svanisce nell'orizzonte muto,  è il ricordo di danze maldestre fra bevute, odori di femmina e ritorni di pianto. La morte pone fine all'ambizione di processioni sul tappeto rosso e storie trafugate dallo scrigno  di donne belle maledette e insolventi. Morire è consuetudine dell'ingiusto, è separarsi dall'affetto dei cari  con il bruciore della malinconia, che lambisce veglie immortali   

Io sono Bastian 3

Io sono Bastian e detesto le femministe. Quelle che non sanno ridere dei versi in rima dei goliardi tamarri. Quelle a cui indichi la schiavitù di un'umanità senza nome e preferiscono profanare il ricordo di gran tope e poveri cornuti con l'angheria di un pronome. Quelle che chiamano la galanteria  il patriarcato scurrile dei benestanti. Detesto le femministe almeno quanto amo le donne.

Io sono Bastian 2

Io sono Bastian e sono contrario ai sentimenti. Sono contrario alle nuvole buone che fanno ombra sugli afflitti. Sono contrario al saluto muto della bambina che gioca a palla. Sono contrario allo sgomento per le ombre pietrificate che affollano i marciapiedi delle metropoli. Sono contrario all’urlo di dolore, alla vista di peluche insanguinati. Sono contrario ai sentimenti, ma ne sono vittima.

Il sarto di Lenin

Dobbiamo racimolare  le menzogne  di proletari ignoranti senza divisa e senza partito, blandirli,  per rammendare il nostro ego sgualcito? Oppure dobbiamo ricucire  le ferite del rango selvaggio  e mandare tutti a cacare, col ciglio levato dell'aristocratico,  forti di aver risucchiato la vita di familiari, amici  e ascoltatori con il riso spento?  

La guerra di Cuncetta

«Vorrei morire serena, circondata dall’affetto dei miei cari, come diceva la nonna». Non credo, Cuncè, che morirai nel tuo letto: sarà la polvere dei cannoni a chiuderti i bronchi malati e a farti morire. I tuoi figli ti ricorderanno guardando il tramonto nucleare, prima di perdere i capelli e il fiato per correre. Guarderanno il cielo e diranno: «Madre, le stelle abbiano cura di te. Il mondo è impazzito. Noi viviamo nel ricordo dei tuoi pani cotti sulla pietra e delle serate trascorse a ricordare i tempi andati». Sì, i tempi sono andati: i ricordi sepolti sotto le pietre dei tuoi pani.