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Restiamo disumani

  Restiamo disumani, mi verrebbe da dire. L’umanità sanguina ferite imprudenti, commette torti contro l’onore e la mitezza, contro la sincerità, la pietà per gli orfani e le vedove. Restare umani è la marcia trionfale di carriere su cadaveri composti, scarpe lucide e scintille d’alcol che simulano la vita. Restare disumani — o diventarlo — è andare oltre l’umano: xenotrapianti con cuori di tigre, agnelli lamentosi e cervelli di donne perdute, sempre prone all’amore, ma mai umane.
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Genuinità

 Genuinità, sentimenti e foto sgranate di pulviscoli di essere, mi dichiaro sentimentale, buono e disinteressato quanto è vero il volto santo di Maria. Certo che lo sei non sei come quell'altro che finge commozione e poi da la rampogna ai demoni del deserto per averlo consigliato male. O quell'altro, psicopatico dal cuore infermo per lobi mancanti e disgrazie sepolte  nel vuoto dove è perso l'uscio di casa.  Genuinità, la voglia di odori di incenso e veglie funebri di occhi vitrei  e indumenti lisciati di intingoli catramosi. La voglia persino di scoprirsi umano per poi accorgersi che non c'è niente di più umano che essere poco genuini

Echi del mondo di sotto

   

Il razzismo

Il razzismo in me, lo vedo è una chiazza nera su un quadro di Pollock. Il razzismo degli altri, malato e omaggiato,  un fiume di rabbia  che ottunde i sapori, fra ubbie e liquami osservati con compiacenza. Il razzismo della massa, litanie sul limitare del viale dei platani  e  invocazioni al dio del vento e della tempesta, che si porti via i volti scuri stremati di donne e uomini   volti rosi dalla salsedine. Il razzismo del serpente che la ragione vorrebbe dominare, ma si affida  alle promesse di stregoni oltre i confini dell'ovest, che sfidano ossimori vuoti e vertigini  di  sognatori pentiti. Il razzismo. 

Non guardare

Non guardare oltre, Non guardare il cielo terso, Insenatura dell'anima  e rifugio dei ribelli dell'est.  Non guardare l'orizzonte del nostro scontento, con le sue  rive di onde gracili e insegnanti ciechi. Non guardare gli occhi grigi della tua donna,  È l'assoluto che ti manca  e non l'afferrerai mai col pensiero. Guarda ragazzi scalzi che giocano a calcio E prega che il tramonto non sia colorato da nubi tossiche

Il serio a una dimensione

 Il serio a una dimensione, cresciuti dietro maschere spoglie  copie impolverate della commedia dell'arte, ci si scopre poi adolescenti a imitare  la commedia all'italiana, con battute e ghigni alla  Gassman,  va bene, è per impressionare l'aliena testa bianca che viene da Helsinki e strapparle promesse di sentimenti sempre sognati. E quando arriva la politica discuti del capitale di Marx con i vocalizzi  baritonali  di Alberto Sordi e sputi il fuoco della rivoluzione con i versi scurrili dell'ultimo cabarettista itinerante. D'accordo, ma il serio ha bisogno di una dimensione intima, dove valutare il valore della vita e il sacrificio degli inermi. Dove temperare le risa con l'amarezza della maschera triste di Totò. Deve scegliere se violare la coscienza del passato e la morale degli avi. Alla fine però i guitti della commedia all'italiana se la cavano  mentre il serio vede il cielo infinito  e il sole dei poveri  dalle sbarre di una prig...

I Dolori del Giovane Werther, Parte II