Dobbiamo racimolare le menzogne di proletari ignoranti senza divisa e senza partito, blandirli, per rammendare il nostro ego sgualcito? Oppure dobbiamo ricucire le ferite del rango selvaggio e mandare tutti a cacare, col ciglio levato dell'aristocratico, forti di aver risucchiato la vita di familiari, amici e ascoltatori con il riso spento?
«Vorrei morire serena, circondata dall'affetto dei miei cari, come diceva la nonna». Non credo, Cuncè, che morirai nel tuo letto: sarà la polvere dei cannoni a chiuderti i bronchi malati e a farti morire. I tuoi figli ti ricorderanno guardando il tramonto nucleare, prima di perdere i capelli e il fiato per correre. Guarderanno il cielo e diranno: «Madre, le stelle abbiano cura di te. Il mondo è impazzito, noi viviamo nel ricordo dei tuoi pani cotti sulla pietra e delle serate trascorse a ricordare i tempi andati». Sì, i tempi sono andati: i ricordi sepolti sotto le pietre dei tuoi pani.