È successo, ai monumenti assopiti sotto la coltre di cenere, nelle case con mille orecchie tese all'ascolto delle cronache della rivolta, nel brulicare quotidiano di corpi e simboli, nei supermercati vuoti di cibo e speranza, nei negozi dalle vetrine infrante, nei luoghi sacri del raccoglimento e della preghiera. È successo. Bastian.
Cuncé, non mi rispondi. Giaci sul letto di canne, immobile. Non respiri, i tuoi occhi fissano un soffitto di paglia. Addio, Cuncé, la tempesta, alla fine, è arrivata. Queste vecchie ossa sono sopravvissute, ma ancora per poco: la pioggia di cenere mi prenderà presto, come ha preso i tuoi figli, che vagano nudi e pazzi tra le ombre e i calcinacci. Guarda, Cuncé, come siamo ridotti: oscurità e niente pane, neanche più il grasso per la lampada. Una volta era olio di balena... Chissà se esistono ancora, le balene. Il futuro è un deserto di ombre dove camminano pazzi e sciancati. Non eravamo pronti. Pregavamo, ma alla fine tutto muore, persino Pullecenella, pure lui perso nella cenere.