Il razzismo in me, lo vedo è una chiazza nera su un quadro di Pollock. Il razzismo degli altri, malato e omaggiato, un fiume di rabbia che ottunde i sapori, fra ubbie e liquami osservati con compiacenza. Il razzismo della massa, litanie sul limitare del viale dei platani e invocazioni al dio del vento e della tempesta, che si porti via i volti scuri stremati di donne e uomini volti rosi dalla salsedine. Il razzismo del serpente che la ragione vorrebbe dominare, ma si affida alle promesse di stregoni oltre i confini dell'ovest, che sfidano ossimori vuoti e vertigini di sognatori pentiti. Il razzismo.
Franco Cilli
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