Immagina te seduto convesso con occhi che scrutano il desiderio. Hai davaniti una donna bella dell'oltremondo. Capelli corvini, occhi di stille nere di petrolio, viso alabastro, irradia bagliori di sale e cuore mediterranei. Seni rigonfi di adulazione. Figura di dea assopita, sinuosa, ammiccante. "Scusa devo andare ho da fare". "Certo ci vediamo", triste muggito. Torni incauto, hai dimenticato qualcosa, Lei svanita in cucina. Approfitti del bagno, sei assalito da un tanfo mortale di escrementi, e due orridi espulsi col favore delle fibre, galleggiano nel water. La vita, la cogli in quell'attimo: la bellezza che cela l'orrido puzzolente ancestrale. Sacchi di letame che sorridono alla vita inseguiti da sguardi di lussuria ignari del tanfo riposto.
La morte è uno scatto di luce interrotta è la voce del fratello e dell'amico che svanisce nell'orizzonte muto, è il ricordo di danze maldestre fra bevute, odori di femmina e ritorni di pianto. La morte pone fine all'ambizione di processioni sul tappeto rosso e storie trafugate dallo scrigno di donne belle maledette e insolventi. Morire è consuetudine dell'ingiusto, è separarsi dall'affetto dei cari con il bruciore della malinconia, che lambisce veglie immortali