Cuncè i figli tornano a casa vogliono calore, là dove stavano nelle città fredde a nord non ci sono più ospedali scuole, amici che ridono, solo vetrine vuote. Prepariamo il pane cotto e il vino per schiarirsi la gola dalla cenere. Stiamo insieme, la tempesta arriva, cancella tutto, porta via le maschere della tradizione, le statuette per i turisti del Natale. Porta via anche il Natale
Cuncè, il cielo si è rabbuiato, porta disgrazie. Siamo tutti agitati. Non riesco più nemmeno a suonare la chitarra: le mani seguono il ritmo del vento e non della testa. Vedo fuochi in lontananza, tra la brina rossa e il sole pallido; i gatti sono spiritati, corrono e si strusciano per terra come morsi dalla tarantola. Aspettiamo il tempo delle castagne, sperando che gli alberi e la speranza non muoiano coperti dalla cenere.