Lo so bene, certo: mancanza di empatia, assenza di semso colpa, di pietà, di compassione, callosità, freddezza emotiva, maschera di denti d'avorio, desiderio di vampiro. Davvero! Il cuore di malta, coperto di gemme sanguinanti, il sibilo del serpente a sonagli che inocula gelo sotto la pelle. Eppure. Eppure qualcosa muta anche in chi rinnega il cambiamento, come se i raggi blu potessero rigenerare lobi atrofici e sbiadire il volto del bambino violentato dal te stesso del passato. Ah! Ah! Ah! Sento l'odore dei corpi putrefatti. Piango, finalmente, lacrime di veleno. Un bruciore sacro mi divora il plesso solare. Parlo con passeri a due teste, con la grazia snervante di San Francesco. L'anima è tributo di dolore? Non lo so. Scorgo due viandanti deformi. È ora di cibarsi.
Aspettiamo la morte o la sorte? Secchi di impazienza e polvere stiamo, distesi sulle coperte di fogliame e pagliericci fatti con sedili insanguinati. Divagazioni ostili! Discutiamo, compagni, parliamoci: dobbiamo creare una piattaforma, la fase, la dialettica. Di che parli? Di quali piattaforme e dialettiche farnetichi? I corpi languidi e gonfi di parole presto diventeranno scheletri. Gli scheletri non discutono, non sono compagni di nessuno: sono il nulla. Discutiamo! Le parole cambiano il mondo. Bel materialista... Il mondo cambierà solo quando risorgerà dalle macerie, fra un milione di anni. Le parole calmano la paura e curano con l'inganno: sono tele di ragno in cantine vuote. Quindi è la fine anche della parola. Sì. Ma passami quel pezzo di pizza rimasto pieno di vermi.