Alle volte mi chiedo come si possa ridere e morire. Guardare le onde del mare immortali e salvarle dalla noia, tra frastuoni di clacson e ubriachi del sabato sera. Stiamo distesi a sognare nebbie alcoliche e l'eroe che salva innocenti, usando armi scadenti che si inceppano al primo sparo. Che noia la voglia di immortalità, e la fretta che toglie l'onore. Vecchi, ci avviamo all'osteria di quelli rimasti soli. Fuori è tempesta e il mare non aspetta più: ti viene incontro. Vorremmo ancora inciampare nel sorriso e sperare in un fine serata di romanticismo, non di sesso — quello costa fatica e scopre carne flaccida e pelle cadente. La porta si chiude. Passasse ancora il lattaio, come una volta, mi sentirei meno solo.
Franco Cilli
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