Me andrò quando vorrò io, succube della soglia del mare e dell'approssimarsi del vortice maledetto. Me andrò fra i rimproveri dei gabbiani e le risa cantilenanti di donne con costumi a righe, come nelle spiagge degli anni 20. Me andrò come un marinaio redento con ossa di pescecane, che cosparge sale sull'immagine del volto dell'amata. Me andrò e poi resterò a guardare gli amici che raccontano storie di rondini e di promesse di sangue non mantenute. Sono al cospetto di vite che vivono nella memoria limpida dei fasti della normalità. Questo mi deve bastare.
"Sei tutto fumo e niente arrosto!" E allora? Anche il fumo è figlio di Dio. Nelle sue spirali dell'apocalisse si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone, l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni, ma solo offerte di guerra