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Il vecchio e il maremoto

Alle volte mi chiedo come si possa ridere e morire. ​Guardare le onde del mare immortali e salvarle dalla noia, tra frastuoni di clacson e ubriachi del sabato sera. ​Stiamo distesi a sognare nebbie alcoliche e l'eroe che salva innocenti, usando armi scadenti che si inceppano al primo sparo. ​Che noia la voglia di immortalità, e la fretta che toglie l'onore. ​Vecchi, ci avviamo all'osteria di quelli rimasti soli. Fuori è tempesta e il mare non aspetta più: ti viene incontro. ​Vorremmo ancora inciampare nel sorriso e sperare in un fine serata di romanticismo, non di sesso — quello costa fatica e scopre carne flaccida e pelle cadente. ​La porta si chiude. Passasse ancora il lattaio, come una volta, mi sentirei meno solo. ​ ​
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Il senso della vita

Immagina te seduto, convesso, con occhi che scrutano il desiderio. Hai davanti una donna dell'oltremondo. Capelli corvini, occhi stille di petrolio, viso d'alabastro, sale e cuore mediterranei. Seni rigonfi di adulazione. Una dea assopita che ammicca. "Scusa, devo andare, ho da fare." "Certo, ci vediamo," triste muggito. Torni, incauto: hai dimenticato qualcosa. Lei è svanita in cucina. Approfitti del bagno. Il tanfo ti assale. Nel water, due orridi galleggiano tra le fibre. Sacchi di letame che sorridono alla vita, inseguiti da sguardi di lussuria ignari del tanfo riposto.

La consuetudine del dolore

La morte è uno scatto di luce interrotta, la voce del fratello e dell'amico che svanisce nell'orizzonte muto, il ricordo di danze maldestre fra bevute, odori di femmina e ritorni di pianto. La morte pone fine all'ambizione di processioni sul tappeto rosso e di storie trafugate dallo scrigno di donne belle, maledette, insolventi. Morire è consuetudine dell'ingiusto, è separarsi dall'affetto dei cari con il bruciore della malinconia che lambisce le veglie e le albe fosforescenti.

Io sono Bastian 3

Io sono Bastian e detesto le femministe. Quelle che non sanno ridere dei versi in rima dei goliardi tamarri. Quelle a cui indichi la schiavitù di un’umanità senza nome ma preferiscono profanare il ricordo di gran tope e di poveri cornuti con l’angheria di un pronome. Quelle che chiamano la galanteria patriarcato scurrile dei benestanti. Detesto le femministe almeno quanto amo le donne.

Io sono Bastian 2

Io sono Bastian e sono contrario ai sentimenti. Sono contrario alle nuvole buone che fanno ombra sugli afflitti. Sono contrario al saluto muto della bambina che gioca a palla. Sono contrario allo sgomento per le ombre pietrificate che affollano i marciapiedi delle metropoli. Sono contrario all’urlo di dolore, alla vista di peluche insanguinati. Sono contrario ai sentimenti, ma ne sono vittima.

Il sarto di Lenin

Dobbiamo racimolare  le menzogne  di proletari ignoranti senza divisa e senza partito, blandirli,  per rammendare il nostro ego sgualcito? Oppure dobbiamo ricucire  le ferite del rango selvaggio  e mandare tutti a cacare, col ciglio levato dell'aristocratico,  forti di aver risucchiato la vita di familiari, amici  e ascoltatori con il riso spento?