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Terra

Brucia la volta scura sopra le falene argentate e i germogli di pino,

sale il fumo all'orizzonte muto.

Gabbiani fuggono sollevando nuvole di tempesta,

Ricordi di fate e corse nella boscaglia.

Ignari poeti attraversano il fossato al lume di candela,

cantori al soldo del Dio del vuoto risalgono la china del monte,

senza riparo dall'odio.

Il bosco soccombe all'ennesima incuria dei luoghi dell'essere.

Corriamo ansimanti nell'anima di selva,

cercando di salvare il retaggio quieto 

di antenati con le giacche logore.

Non cè più l'aria gelida che nasconde lo sciame di invasori notturni e

domani sentiremo per l'ultima volta l'odore di fieno tagliato e

ascolteremo i canti di nostalgia di donne

accompagnati da lamenti ignari e sbuffi di incenso

 

 

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Natale

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Il mio nome è qualcuno

Il mio nome è qualcuno, qualcuno che vorrebbe scrollarsi di dosso la tristezza di mondi cupi è la fretta del disonore. Cosa ho fatto per meritare un posto fra coloro che costruiscono ponti tremolanti fra mondi di bianchi e neri, maschi e femmine, carnivori e vegani , pragmatici ragionieri e protettori dell'orsa malvagia? Niente, solo di tanto in tanto discese verso gli inferi e invocazioni al nulla eterno per curare pulviscoli di anima dispersi dal vento dell'est. Domani compiremo l'ultimo giro del mondo, capiremo se il secolo delle passioni tristi è alla fine o se dobbiamo aspettarci altre guerre e altre epidemie di cervelli sanguinanti e albe fiaccate da attese ribelli. Il racconto va avanti, le narrazioni proseguono, perchè il nulla ha molto spazio per le digressioni dei vinti. Non c'è nessun messaggio di speranza, se vogliamo scolari col fucile in spalla dobbiamo rimettere indietro le lancette del tempo