Passa ai contenuti principali

Anime sorde

Due sono le anime feroci
che ribollono nel dannato brulicare nell'inconscio
torrido e infame del popolo
e che servono i politici astuti.
La prima è quella che si nutre
dell'immagine diafana,
come in un quadro con una cornice
di ciottoli colorati,
del giardino o dell'isola felice.
Se mi parli di giardino o di isola
i volti scuri che chiedono asilo
e vendetta per i torti subiti
non possono che apparire rovi spinosi
molesti che divorano il prato
come un morbo incattivito o un brulichio di vermi.
Calpestano le calle
e pasteggiano fra le aiuole i maledetti.
L'isola felice è poi quel tratto di anima,
di dolci carezze, di sole
che porta promesse di immortalità
e dei riflessi blu della tua donna,
che è solo tuo e di nessun altro.
Capite che appellarsi alla bontà non serve a nulla.
In tutto questo c'è tanto della polvere cupa dell'Übermensch
e di un malinteso riflesso di difesa.
La seconda anima, la discordia perenne
è simile alla prima, ma vive nel terrore di donne velate
e di spasmodici effluvi di cumino
e pretende sicurezza a tutti i costi.  
Qui gli zingari felici sono nemici,
i falsi assistenti sociali
che ingannano gli anziani per derubarli,
e i ladri di memorie
nelle case dei poveri,
chiamano vendetta.
Qui si misura un io stanco, afflitto da nevrosi
stupefatte, che cerca il riscatto
per i propri impulsi inconfessabili
con fantasie di pogrom contro gli straccioni.
Questa è l'eterna linfa della destra di fuori
e di quella interiore

Commenti

Post popolari in questo blog

Natale

  Giorno di regalìe del resto vacuo     e smisurato di ciò che resta di noi.   Simulacri vestiti a festa corrono frenetici ,    mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce,   mentre arraffano cimeli dell'apocalisse.   Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio   e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti.   Tutte le ferite tacciono,    tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori    senza più nemmeno l'ombra della tragedia .    È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi  

Don Chisciotte e Sancio Panza, Don Quijote y Sancho Panza, di Miguel de Cervantes -Parte I -

 

Il mio nome è qualcuno

Il mio nome è qualcuno, qualcuno che vorrebbe scrollarsi di dosso la tristezza di mondi cupi è la fretta del disonore. Cosa ho fatto per meritare un posto fra coloro che costruiscono ponti tremolanti fra mondi di bianchi e neri, maschi e femmine, carnivori e vegani , pragmatici ragionieri e protettori dell'orsa malvagia? Niente, solo di tanto in tanto discese verso gli inferi e invocazioni al nulla eterno per curare pulviscoli di anima dispersi dal vento dell'est. Domani compiremo l'ultimo giro del mondo, capiremo se il secolo delle passioni tristi è alla fine o se dobbiamo aspettarci altre guerre e altre epidemie di cervelli sanguinanti e albe fiaccate da attese ribelli. Il racconto va avanti, le narrazioni proseguono, perchè il nulla ha molto spazio per le digressioni dei vinti. Non c'è nessun messaggio di speranza, se vogliamo scolari col fucile in spalla dobbiamo rimettere indietro le lancette del tempo