Quando sei giovane,
divorato dal fuoco dell'impotenza
e dal bisogno di stravolgere un presente
saturo di pulsioni addomesticate,
ti prende forte l'invidia per la fermezza
e la forza delle canaglie.
Vorresti il brivido infernale della violenza,
lo sguardo infuocato dell'eretico
e la pace del giustiziere
e del ladro.
Perché sei debole.
Solo un debole invidia la canaglia.
La canaglia non ha motivo di invidiare quelli come lui,
è quello che è
e non si chiede perché,
né desidera altro se non quello
che l'istinto canaglia
e la sua perizia gli concede.
Quando sei vecchio
smetti di invidiare la canaglia
e ti chiedi solo come passare il tempo
che ti rimane.
Se sollecitando la mente
con piaceri fatti di immagini tremolanti,
di nostalgie della donna guerriera
e di desideri di vendetta,
o rivolgendoti agli affetti
e vivere per essi,
ignorando la perfidia del tempo.
Oppure ti chiedi
se non è il caso di fare qualcosa di buono
per chi affolla le nebbie sconsolate del mondo
e i deserti brulicanti di peluche riarsi dal sole
"Sei tutto fumo e niente arrosto!" E allora? Anche il fumo è figlio di Dio. Nelle sue spirali dell'apocalisse si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone, l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni, ma solo offerte di guerra
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