Oggi scrivo come viene.
Delle delusioni, delle ansie,
del pane morbido appena cotto che profuma di tempi andati.
Del timore della morte
e del vivere come impostori accarezzati dalla brezza marina sotto la vigna.
Degli amici e de fratelli,
delle tante avventure insieme
e del volgere a sera senza la fiera vanità di uno scopo
e tuttavia la voglia di futuro e di nuove albe.
Scrivo come viene,
sfidando la morte e chiudendo gli occhi senza rimpianto.
Penso a chi non è più fra noi
e mi preparo mentalmente all'ultima scena,
di quando non soffrirò più la nostalgia di una vita
costretta a ricongiungersi nell'oblio
con chi hai amato di più.
Oggi mi viene da scrivere così
perché non ho nessun ritegno per la forma
e perché ho colto quell'attimo,
quell'unico attimo in cui ti senti vero
Giorno di regalìe del resto vacuo e smisurato di ciò che resta di noi. Simulacri vestiti a festa corrono frenetici , mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce, mentre arraffano cimeli dell'apocalisse. Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti. Tutte le ferite tacciono, tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori senza più nemmeno l'ombra della tragedia . È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi
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