Sto sulle orme dell'assassino,
un alito di vento riconcorre passioni spiritate
e albe irrorate dall'odore del cumino.
Grazie alla civiltà di deboli rancori e serate pavide davanti al focolare
l'assassino prende la forma di un fantasma che rincorre la letizia
e rimprovera le giovani donne per le loro risa amare.
Donne che nascondono tenere chiome e rimproveri di civiltà aliene
sicure che la dolcezza e la remissività sia il riscatto da pagare per i propri figli.
Scendono mute, accaldate e stanche, cariche di monili e orme innocenti di cui le città di Dio sono piene
Giorno di regalìe del resto vacuo e smisurato di ciò che resta di noi. Simulacri vestiti a festa corrono frenetici , mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce, mentre arraffano cimeli dell'apocalisse. Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti. Tutte le ferite tacciono, tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori senza più nemmeno l'ombra della tragedia . È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi
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