Si scorge la furia dei placidi sconnessi,
basta guardare il mare
attraverso le feritoie del rifugio,
pieno di attrezzi
dove danzano gatti affamati.
Siamo lì,
aspettiamo l'insorgere di masse imbrunite
e cappellai matti.
Lo scuro,
marinaio della nave dei folli,
palpa le sue cicatrici intriganti.
Rimaniamo fedeli all'occhio del ciclone,
Dio dei malintesi.
Torniamo presto nell'etere azzurro
e prepariamo occhiate accondiscendenti
alle dame del culto dell'orizzonte muto.
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