È tempo ormai che ho smesso di menare le mani,
ma posso sempre ricominciare,
in fondo diceva l'amico dei bassifondi
è come andare in bicicletta.
Non sopporto l'ombra nera che avvolge tutto
e offusca ogni memoria di ponti sull'acqua e di
maldestri abboccamenti di femmine col cuore in affanno.
Non sopporto la vigliaccheria che ti avvelena l'animo
e proietta immagini della violenza benedetta dal cattivo maestro
o usata come un destino di pietra dal sicario dell'ultima serie TV,
surrogati della forza interiore dell'Übermensch.
Eppure è lì, nella violenza, nell'amaro in bocca, nei rimpianti
e nel ruggito dell'eroe che intravedi la salvezza e l'onore
"Sei tutto fumo e niente arrosto!" E allora? Anche il fumo è figlio di Dio. Nelle sue spirali dell'apocalisse si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone, l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni, ma solo offerte di guerra
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