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Foucault, Deleuze, la musica e i giovani d'oggi

Mentre camminavo quest'oggi non ho potuto fare a meno di captare le note musicali che provenivano da un gruppetto di ragazzine adolescenti sedute in spiaggia. Le ragazze cantavano accompagnando la voce dell'autore, mostrando di conoscere perfettamente il testo della canzone. Mi è venuto da fare qualche riflessione e non ho potuto fare a meno di confrontare il tipo di fruizione della musica delle nuove generazioni rispetto alla mia. I giovani, o perlomeno mi sembra di capire buona parte di essi, amano canzoni semplici, dai testi che si sintonizzano con un sentire intimo attraverso un linguaggio immediato, da gergo biascicato ed eletto a realismo contemporaneo anche se nessuno in realtà parla così. La musica  che accompagna il testo è una vera monnezza, fra la nenia che ti carezza e ti blandisce facendo leva sul tuo gusto infantile per il dolciastro e un ritmo balordo che risuona facilmente in una testa vuota (in senso zen), scevra da quei contenuti pallosi e pretenziosi di noialtri che invece siamo di una generazione figa. Insomma per farla breve la musica per noi rappresentava un elemento di rottura, un linguaggio nuovo e rivoluzionario al di là dei testi, rigorosamente in inglese, che scimmiottavamo senza capirci una beata mentula. Si può capire dopo decenni di Orietta Berti, Claudio Villa (cantante che ho rivalutato molto) e Gigliola Cinquetti, quando fuori ci sono i fumi degli scontri con la polizia, le barricate e il nuovo mondo che irrompe carico di speranze e passioni, insomma fragole e sangue, la rivoluzione, la colonna sonora doveva essere quella, Led Zeppelin, Deep Purple, Jethro Tull, Pink Floyd, tanto per citarne alcuni (lo so a molti facevano schifo anche allora). Una musica di contenuti insomma, anche se non si capisce di quali. In realtà è proprio quello il punto, non avevano nessun contenuto, ma venivano branditi come una clava per quello che simboleggiano, da giovani incazzati contro tutto e tutti e autoinvestitisi della missione di cambiare il mondo. Un po' come la filosofia di Deleuze, che a mio modestissimo avviso era un assemblaggio caotico di concetti totalmente insensati, ma altamente psicolettico, che andava bene come arma biologica contro il "sistema", pur non significando niente e non dando nessun indirizzo concreto nemmeno su come gestire di un condominio. Pure Foucault non è che si salva, infatti non abbiamo ancora capito a che cosa porta in termini di dare pane e lavoro tutta quella roba sulla biopolitica e sui dispositivi di controllo sociale. Ecco, i giovani si sono liberati di questo fardello tossico e carico di scorie altamente debilitanti. I giovani cercano la rappresentazione di una vita  così come se la immaginano, fatta di linguaggi che emozionano come le note di una ninna nanna o una carezza di chi ti capisce e ti descrive una realtà non dissociata, non oscura e minacciosa, che possa paventare un mondo difficile da decifrare e fortemente ansiogeno. Insomma loro cercano il Valium (nelle canzoni dico), noi cercavamo la benzedrina. E' la fase, va così

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