Non sappiamo quanto ci resta da vivere
e intanto ho fatto il pieno di benzina
e aspetto l'auto elettrica.
Oracoli da salotto si affrettano
sulla riva sabbiosa
sporchi di presunte verità.
Assistiamo alla commedia:
"occorre salvare il sistema pensionistico"
e per questo i nostri daimon sono espulsi dal coro.
D'accordo, tutto questo diventa scempio
della sacralità di un avvento che non avviene mai.
Preferisco leggere i classici greci,
visto che mi è rimasto poco tempo
piuttosto che il buon Chomsky,
cinereo profeta di un mondo che non vedrò.
Ancora cerco di capire i cicli economici
e tentare di decifrare fra le righe
il pensiero di Schumpeter.
Poi mi dico che sanno di infinito costoro?
Che sanno dell'intimità sgualcita
di chi ha perso la speranza
e vede la nuda vita e basta
senza le corone di alloro di pensatori
della buona educazione borghese.
Scienza per i vivi che non si accorgono di essere già morti.
Cerco le frasi idonee al buen retiro dalla vita,
quando sarà l'ora.
Forse riprenderò a fumare e a mangiare fritture e intingoli pieni di grasso.
Le sigarette costano,
ma la vita preservata dal cancro e dalle sindromi metaboliche,
ogni giorno che passa
perde il suo valore
"Sei tutto fumo e niente arrosto!" E allora? Anche il fumo è figlio di Dio. Nelle sue spirali dell'apocalisse si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone, l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni, ma solo offerte di guerra
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