Si può discutere della guerra?
Sì, risponde la vecchia talpa che scava millantato credito.
La guerra te la racconto, è fatta da portatori d'acqua
ossuti e intriganti.
Vogliono raschiare il fondo di ogni senso vero
e sostituirlo con le ferite scoperte, il sangue,
l'esaltazione del patriottismo,
per nascondere ogni vena genuina
e gli sguardi che incrociano le facce assetate di giustizia
e di sorrisi ubriachi.
E' la volta del disonore
oppure no,
è la volta delle verità asciutta,
del divenire sordo mentre fuori impazzano
massoni e corrotti.
Eppure la guerra non purifica,
non santifica l'odiosa durezza del vivere
e non consola le vedove.
Aspetta aspetta, che arrivi
il vento che soffia forte sulle trecce
di canapa languida
e il sole bianco dell'avvenire.
Aspetta aspetta,
che i gabbiani fiutino l'aria
e i corvi svolazzino in nuvole di cenere.
Siamo pronti all'addio,
ma voi state attenti a ciò che fate
"Sei tutto fumo e niente arrosto!" E allora? Anche il fumo è figlio di Dio. Nelle sue spirali dell'apocalisse si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone, l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni, ma solo offerte di guerra
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