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Rumori di senso

Si può discutere della guerra?
Sì, risponde la vecchia talpa che scava millantato credito.
La guerra te la racconto, è fatta da portatori d'acqua
ossuti e intriganti.
Vogliono raschiare il fondo di ogni senso vero
e sostituirlo con le ferite scoperte, il sangue,
l'esaltazione del patriottismo,
per nascondere ogni vena genuina
e gli sguardi che incrociano le facce assetate di giustizia
e di sorrisi ubriachi.

E' la volta del disonore
oppure no,
è la volta delle verità asciutta,
del divenire sordo mentre fuori impazzano
massoni e corrotti.
Eppure la guerra non purifica,
non santifica l'odiosa durezza del vivere
e non consola le vedove.
Aspetta aspetta, che arrivi
il vento che soffia forte sulle trecce
di canapa languida
e il sole bianco dell'avvenire.

Aspetta aspetta,
che i gabbiani fiutino l'aria
e i corvi svolazzino in nuvole di cenere.
Siamo pronti all'addio,
ma voi state attenti a ciò che fate

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Il mio nome è qualcuno, qualcuno che vorrebbe scrollarsi di dosso la tristezza di mondi cupi è la fretta del disonore. Cosa ho fatto per meritare un posto fra coloro che costruiscono ponti tremolanti fra mondi di bianchi e neri, maschi e femmine, carnivori e vegani , pragmatici ragionieri e protettori dell'orsa malvagia? Niente, solo di tanto in tanto discese verso gli inferi e invocazioni al nulla eterno per curare pulviscoli di anima dispersi dal vento dell'est. Domani compiremo l'ultimo giro del mondo, capiremo se il secolo delle passioni tristi è alla fine o se dobbiamo aspettarci altre guerre e altre epidemie di cervelli sanguinanti e albe fiaccate da attese ribelli. Il racconto va avanti, le narrazioni proseguono, perchè il nulla ha molto spazio per le digressioni dei vinti. Non c'è nessun messaggio di speranza, se vogliamo scolari col fucile in spalla dobbiamo rimettere indietro le lancette del tempo