Il mio nome è qualcuno,
qualcuno che vorrebbe
scrollarsi di dosso
la tristezza di mondi cupi
è la fretta del disonore.
Cosa ho fatto per
meritare un posto fra coloro
che costruiscono ponti
tremolanti fra mondi
di bianchi e neri,
maschi
e femmine,
carnivori
e vegani,
pragmatici ragionieri
e protettori dell'orsa malvagia?
Niente, solo di tanto in tanto
discese verso gli inferi
e invocazioni al nulla eterno
per curare pulviscoli di anima
dispersi dal vento dell'est.
Domani compiremo l'ultimo giro del mondo,
capiremo se il secolo delle
passioni tristi è alla fine
o se dobbiamo aspettarci altre guerre
e altre epidemie di cervelli sanguinanti
e albe fiaccate da attese ribelli.
Il racconto va avanti,
le narrazioni proseguono,
perchè il nulla ha molto spazio
per le digressioni dei vinti.
Non c'è nessun messaggio di speranza,
se vogliamo scolari col fucile in spalla
dobbiamo rimettere indietro
le lancette del tempo
Giorno di regalìe del resto vacuo e smisurato di ciò che resta di noi. Simulacri vestiti a festa corrono frenetici , mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce, mentre arraffano cimeli dell'apocalisse. Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti. Tutte le ferite tacciono, tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori senza più nemmeno l'ombra della tragedia . È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi
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