Si vorrebbe cogliere ciò che di eterno c'è
nei cuori, nelle sorprese di Maggio
e nel folle vaneggiare.
Si vorrebbe guarire chi si è smarrito,
con odori di incenso
e raccomandazioni sull'infinito e oltre.
Si vorrebbe scorrere l'eterno sulle pagine di Marx
e nei volti dei perdigiorno,
nelle parole vuote di Foucalut
e nella salubre pratica
di medicine dell'anima,
ultimo rifugio di cappellai matti pentiti
e avidi.
Si vorrebbe cercare di nuovo la narrazione dei vinti
e vincere, come nell'ottobre
popolato di fantasmi riconoscenti.
Si vorrebbe cogliere ciò che di eterno c'è,
ma alla fine cosa c'è di più eterno del singolo uomo
e delle sue scommesse,
del suo sognare l'infinito e
le avventure di una notte.
Si vorrebbe tornare alle serate con gli amici e ai gesti folli
per strappare sorrisi e scacciare l'odore
di crisantemo, il fiore della morte.
Vorremmo cogliere ciò che di eterno c'è
nel risvegliarsi dal sonno della ragione
e scoprire che oggi è giorno delle partite di coppa.
Vorremmo, ma di infinito c'è rimasta
solo l'eterna ripetizione
Giorno di regalìe del resto vacuo e smisurato di ciò che resta di noi. Simulacri vestiti a festa corrono frenetici , mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce, mentre arraffano cimeli dell'apocalisse. Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti. Tutte le ferite tacciono, tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori senza più nemmeno l'ombra della tragedia . È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi
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