Passare dal secolo breve al secolo morto,
morto di passioni e di speranze,
di attese snervanti per un futuro di soli infuocati
e di benessere, segno palpabile del progresso.
Segno della storia che percorre passaggi obbligati
calpestando corpi inermi e suscitando orgoglio
e fede negli eroi, che unici al mondo che
ignorano l'egoismo e il disprezzo per la verità.
Sono uomini grandi che hanno come missione
il rischiararsi dell'orizzonte cupo
e il sostegno alle schiene ricurve
e alle mani callose e unte degli operai.
Si radunano in locali fumosi,
con l'aria impregnata di passioni carnali
che distraggono dalla fuliggine nera
di fabbriche e quartieri.
Una missione senza messia,
di fede prossima all'anima purificata
da ogni istinto animale. Un abbraccio caldo
di compagni, amici, regine con i seni scoperti
e le armi nascoste sotto le sottane, pronte alla lotta.
Dio è morto e gli eroi sono morti con loro?
La narrazione è incanto di vie fatate, è la strade di viandanti
e sentimenti che creano il mondo esteriore.
La narrazione detta il senso, il sentire il dolore altrui
e ascoltare le storie umane.
Senza narrazione non c'è nè pietà, nè illusione,
solo un vuoto rincorrersi di banalità
e autocommiserazione.
Sarebbe questo il senso dell'evoluzione umana?
La vita cruda senza un prisma di luce che inganni la percezione
e dia un senso alle scorie legnose,
alle rive di cemento,
e ai sogni di chi sogna il futuro?
Giorno di regalìe del resto vacuo e smisurato di ciò che resta di noi. Simulacri vestiti a festa corrono frenetici , mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce, mentre arraffano cimeli dell'apocalisse. Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti. Tutte le ferite tacciono, tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori senza più nemmeno l'ombra della tragedia . È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi
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