Riverberi di lame, corpi tatuati di giudizi di Dio, implacabili,
colano vespri e schioccano processioni di vinti,
le falene del ventre di terra madre sciamano dall'inferno,
la sera che assistiamo al rituale
di servi trascinati sul greto del fiume
e sacrificati al Dio del progresso.
Abbiamo solo ricordi di fuochi di un normale venerdì santo
e di incappucciati che gridano il dies irae dopo il tramonto.
Fatichiamo fatica a riconoscere i volti di placidi soldati nella pioggia scura
e popolata di fantasmi.
Cerchiamo la via del ritorno sui banchi di un'etica sottocosto
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