I.
Giunti all'età che cerca la saggezza,
ci scopriamo ombra su cocci di terra,
eppure siamo il pianto, la dolcezza
del lamento che ancora qualcun cerca.
Vorremmo declamare versi eterni,
mutare il mondo con baionette carte,
guardare lave con occhi moderni,
le piastrine di catrame, le sue arte.
Disseppellire spoglie di eroi perduti,
ignorare le vette che non esistono
di chi ha l'anima avvolta nei rancori muti
e nel velo che i cuori non resistono.
II.
La saggezza non si narra a parole,
la vedi nei volti muti del dolore,
sui visi ispidi dove il sole
non scalda più il senzatetto nel cuore.
Ti spoglia dei rancori più profondi,
dell'umorismo tremulo che copre
i deboli di cuore, i mondi biondi
di chi dal vero sé si vuole scopre.
Ti libera dal bramito di polvere,
dal desiderio acceso di vendetta
che gli innocenti portano, come polvere,
nel pugno chiuso, nell'anima stretta.
III.
Scelta estetica o scelta che è etica?
Io scelgo il bello, scelgo la bellezza,
che in sé racchiude un'etica poetica —
il bel morire non è forse chiarezza?
Fo il verso al filosofo dottore,
ma penso ancora ai rovi dell'infanzia,
alle camminate scalze nel verdore
dell'erba tagliente, antica usanza.
Allora erano tutti ancora vivi,
condividevo con loro il frastuono
della domenica, i riti, i festivi,
dopo la messa, eterno dono.
Pezzi di eternità spezzati e lenti
tra le mani di chi non c'è più —
restano solo echi, voci, venti,
e il silenzio che li porta su.
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