Il serio a una dimensione,
cresciuti dietro maschere beffarde,
copie rammendate della commedia dell'arte,
ci si scopre poi adolescenti increspati di irriverenza a imitare la commedia all'italiana,
con i sussurri Gassman, aulico tomo e guitto dalla voce nasale.
Va bene, è per impressionare l'aliena testa bianca che viene da Helsinki
e strapparle promesse di voli derelitti sul viale dei suonatori.
E quando arriva la politica discuti del capitale di Marx con la voce sgarrata
di Alberto Sordi e sputi il fuoco della rivoluzione con i versi scurrili
di Lenny Bruce.
D'accordo, ma il serio invece ha bisogno di una stanza intima,
di una balaustra sull'orrido per osservare il sacrificio degli inermi
e indossare le loro insegne.
Deve temperare le risa con l'amarezza della maschera sghemba di Totò.
Deve scegliere se violare la coscienza del passato e la morale degli avi.
Alla fine però i guitti della commedia all'italiana se la cavano,
mentre il serio vede il cielo infinito
e il sole dei poveri
dalle sbarre di una prigione
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