Il razzismo in me,
lo vedo, è una chiazza nera su un quadro di Pollock.
Il razzismo degli altri, malato e adulato,
è un fiume di rabbia che ottunde i sapori,
fra ubbie e liquami osservati con compiacenza.
Il razzismo della massa: litanie sul limitare del viale dei platani
e invocazioni al dio del vento e della tempesta,
che si porti via i volti scuri e stremati di donne e uomini,
volti rosi dalla salsedine.
Il razzismo dell'occhio del serpente che la ragione vorrebbe dominare,
ma che si affida alle promesse di stregoni oltre i confini dell'ovest,
che sfidano ossimori vuoti e vertigini
di sognatori pentiti.
Il razzismo.
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