Passa ai contenuti principali

Il vecchio e il maremoto

Alle volte mi chiedo come si possa ridere

e morire.

​Guardare le onde del mare immortali

e salvarle dalla noia, tra frastuoni di clacson

e ubriachi del sabato sera.

​Stiamo distesi a sognare nebbie alcoliche

e l'eroe che salva innocenti,

usando armi scadenti che si inceppano al primo sparo.

​Che noia la voglia di immortalità,

e la fretta che toglie l'onore.

​Vecchi, ci avviamo all'osteria di quelli rimasti soli.

Fuori è tempesta e il mare non aspetta più:

ti viene incontro.

​Vorremmo ancora inciampare nel sorriso

e sperare in un fine serata di romanticismo,

non di sesso — quello costa fatica

e scopre carne flaccida e pelle cadente.

​La porta si chiude.

Passasse ancora il lattaio, come una volta,

mi sentirei meno solo.

​

​

Commenti

Post popolari in questo blog

Tutto fumo

"Sei tutto fumo e niente arrosto!"  E allora? Anche il fumo è figlio di Dio.  Nelle sue spirali dell'apocalisse  si nascondono le sagome lunari di maestri in livrea  e le facce pallide dei ribelli del servo encomio. Il fumo è l'occhio del ciclone,  l'arrosto è il ventre gonfio di parole e non ammette languide rivoluzioni,  ma solo offerte di guerra

Natale

  Giorno di regalìe del resto vacuo     e smisurato di ciò che resta di noi.   Simulacri vestiti a festa corrono frenetici ,    mangiando dolciumi in onore del Dio che nasce,   mentre arraffano cimeli dell'apocalisse.   Mi ritrovo immerso nel muschio selvaggio   e nei religiosi silenzi, salmodiando il senso della vita con carovane di penitenti.   Tutte le ferite tacciono,    tutti i gemiti si trasformano in sinfonie di cuori    senza più nemmeno l'ombra della tragedia .    È Natale, il giorno della vittoria sui morti viventi  

Don Chisciotte e Sancio Panza, Don Quijote y Sancho Panza, di Miguel de Cervantes -Parte I -