Alle volte mi chiedo come si possa ridere
e morire.
Guardare le onde del mare immortali
e salvarle dalla noia, tra frastuoni di clacson
e ubriachi del sabato sera.
Stiamo distesi a sognare nebbie alcoliche
e l'eroe che salva innocenti,
usando armi scadenti che si inceppano al primo sparo.
Che noia la voglia di immortalità,
e la fretta che toglie l'onore.
Vecchi, ci avviamo all'osteria di quelli rimasti soli.
Fuori è tempesta e il mare non aspetta più:
ti viene incontro.
Vorremmo ancora inciampare nel sorriso
e sperare in un fine serata di romanticismo,
non di sesso — quello costa fatica
e scopre carne flaccida e pelle cadente.
La porta si chiude.
Passasse ancora il lattaio, come una volta,
mi sentirei meno solo.
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