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Visualizzazione dei post da ottobre, 2026

Il nuovo linguaggio ha rotto

Il nuovo linguaggio non esiste sotto le pietre del terremoto, nei sapori algidi dell’apocalisse, nei treni persi per la manifestazione contro il Santo Graal. Esiste negli spazi coperti di transfemministe, creste di tolla, figure lancinanti e abusive. Le amo, mi fanno paura. Che si fa stasera? Si va allo slam di poesia?  Andiamo a comprare il biglietto per la nuova primavera in versi catodici. Ci attendono la sporcizia dei fossi e l’eleganza della mole. Siamo salvi dal rancore del bollo auto e dai cinema porno di periferia 

Scavi del nulla

Guarda, Arkano,  Per il bello,  oggetti maldestri,  sepolti,  terriccio inconsolabile. Che cerchi, Arkano? Brandelli di sapienza vaporizzati dal nulla... Troverai figurine mozze e nient'altro, ciclopi di argilla con occhi a led,  fossili rugginosi del tempo malato. Non c'è più niente nel fossato degli irredimibili — c'è oscurità violata. Eppure crescono viole,  ordigni di tempi colorati.

Sorcio rosso non avrai il mio scalpo

Vedi, compagno, le macchie nere che eruttano dalle periferie e devastano il bistrot? E i negozi di scarpe, di vestiti, di high-tech, la roba di marca che solletica il povero come un sorcio malato d’azzardo. Anche le librerie, purtroppo. Perché sorcio? Amo i sorci. Anch’io, alle volte. Vorremmo che scegliessero altri obiettivi, ma è il desiderio di reduci rancorosi, figli di quel Sessantotto, quando nessuna lastra fotografica riusciva a fissare il guizzo veloce dei giovani risorti. Loro, i ragazzi, hanno la mente che imbratta una lavagna di codici binari e tagliano la morale in due. Vedi come la magia della rivolta sprigiona da una maglia firmata? Il consumismo è il drago che si morde la coda? E il comunismo?  Bottega salva chiusa per restauro.

Dei

  Nella certezza che polvere siamo e polvere resteremo, prego Dio con i compagni d'arme, anche se il vento non se ne accorgerà neppure. Pregare rende l'attesa dell'Apocalisse più confortevole. Ci vorrebbero i fulmini di Giove, il tridente  di Poseidone, le Erinni alle calcagna dei colpevoli, ma questi sono dèi in disuso.

Allora sei un poeta?

— Vorresti essere un poeta? — Non so. Il poeta non dice, mostra. Io, invece, parlo. Forse troppo. Il poeta libera il silenzio, sprigiona il non detto e lo tramuta in arabeschi. A volte credo che la poesia parli soltanto a se stessa. Io, invece, dico del mondo. Delle schiene ricurve lungo il viale, delle colpe di un Dio che non cura la peste, e di quelle degli uomini che guardano i tramonti arsi dalle bombe. — Allora non sei un poeta. — Forse no. Ma ho ancora troppe cose da dire.

Le va di parlarmi di Torino?

Le va di parlarmi di Torino? Veramente no. Eppure potrebbe essere il luogo dove si incontrano storie di vecchie e nuove migrazioni, scie di venti alieni, echi del sud— odori di cumino e di capunet, orecchiette e cime di rapa, desiderio di mare… e bagliori dell'Apocalisse. A Torino ci vengo distratto e mi ricorda solo il cavallo di Nietzsche, la guerra di Crimea, l'Unità d'Italia: immagini senza corpi. D'accordo, ma cerchiamo almeno di salvare gli scoiattoli del parco: hanno paura di chi cammina solo nel buio. Se riesci ad andargli vicino, sembra che sorridano ai viandanti come maschere senza tempo. Quindi non le va di parlarmi di Torino? No, non mi va.

"Un eroe del nostro tempo", di Michail Jur'evic Lermontov

 

Il vecchio e il maremoto

Alle volte mi chiedo come si possa ridere e morire. Guardare le onde del mare immortali e sottrarle alla noia, fra clacson impazziti e ubriachi del sabato sera. Stiamo distesi a sognare nebbie alcoliche e l'eroe che salva innocenti con armi scadenti, inceppate al primo sparo. Che noia la voglia d'immortalità e la fretta che svende l'onore. Vecchi, ci avviamo all'osteria di quelli rimasti soli. Fuori è tempesta e il mare non aspetta più: ti viene incontro. Vorremmo ancora inciampare nel sorriso e sperare in un finale romantico, non nel sesso — che costa fatica e mette a nudo la resa della carne. La porta si chiude. Passasse ancora il lattaio, come una volta, mi sentirei meno solo. ​ ​

Il senso della vita

Immagina te seduto, convesso, con occhi che scrutano il desiderio. Hai davanti una donna dell'oltremondo. Capelli corvini, occhi stille di petrolio, viso d'alabastro, sale e cuore mediterranei. Seni rigonfi di adulazione. Una dea assopita che ammicca. "Scusa, devo andare, ho da fare." "Certo, ci vediamo," triste muggito. Torni, incauto: hai dimenticato qualcosa. Lei è svanita in cucina. Approfitti del bagno. Il tanfo ti assale. Nel water, due orridi galleggiano tra le fibre. Sacchi di letame che sorridono alla vita, inseguiti da sguardi di lussuria ignari del tanfo riposto.

La consuetudine del dolore

La morte è uno scatto di luce interrotta. Sì, come quando va via la luce e non torna più. Pone fine alle imprecazioni, alla dolcezza del rimpianto, alle luci del viale dove volano le rondini e qualcuno ti saluta da lontano. All’amore, ai torti, all’eros. – Uffa, lo so bene. E alla voce del fratello, dell’amico, che si perde in un orizzonte senza risposta. Sissignora: una voce che forse non ascoltavi da vivo e che hai rimpianto mentre inarcavi il corpo offeso in un giaciglio di morte. Il ricordo di danze maldestre fra bevute, odori di femmina e ritorni di pianto. – Il solito repertorio. Cari amici, è tutto vero, soprattutto le danze maldestre che rincorrevano quegli odori e scambiavano sussurri distratti per promesse d’amore. La morte pone fine all’ambizione di processioni sul tappeto rosso e di storie trafugate dallo scrigno di donne belle, maledette, insolventi. – Ci siamo: il narcisismo, quello dell’esteta. Ma che c’è di male? Forse dovrei cibarmi di etic...

Io sono Bastian 3

Io sono Bastian, Giurato dell'Apocalisse  e detesto le femministe,  è anche per loro che siamo morti  – Hai forse un conto aperto con la stanza buia dentro di te, dove si muove qualcosa che non nomini? Quelle che non sanno ridere dei versi in rima dei goliardi tamarri. – Qui ti do ragione: il sesso va bene se illanguidisce in una seduta di autocoscienza; è un'offesa se chiama per nome la materia dei sogni proibiti. Quelle a cui mostri la fila dei senza nome e guardano invece una parola: un pronome, una desinenza sulla lapide dei poveri cornuti. – Capisco. Si vorrebbe pagare le bollette, trovare un buon lavoro, non subire torti… e fanculo a tutti e tutte. Quelle che chiamano la galanteria il patriarcato occulto dei benestanti. – In effetti, lo scatto di una collana sul collo vellutato dell'amata non è ancora un guinzaglio. Detesto le femministe almeno quanto amo le donne.

Io sono Bastian 2

Io sono Bastian Giurato dell'Apocalisse  e sono contrario ai sentimenti, è per loro che siamo morti.  «Certo, lo dici con sentimento». Sono contrario alle nuvole buone che fanno ombra agli afflitti. «Forse gli afflitti scappano dalle nuvole cattive». Sono contrario al saluto muto della bambina che gioca a palla. «Ti infastidisce chi gioca, ma tu guardi la palla e non vedi la bambina». Sono contrario allo sgomento, alle ombre pietrificate che affollano i marciapiedi delle metropoli. «Saltiamo sopra le ombre per raggiungere il primo bar». Sono contrario all’urlo di dolore, alla vista dei peluche insanguinati. «Questo è triste. Potresti urlare, ma con la voce strozzata dal pianto». Sono contrario ai sentimenti, ma ne sono vittima. «Ben detto. Ma nessuno ti compatisce: siamo contrari ai tuoi sentimenti».