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L'uomo che chiama

Chiama

Una volta c'era sempre qualcuno da chiamare,
adesso non più.

Non c'è nessuno da chiamare se la lavastoviglie è rotta,
se internet non funziona,
se la parabola non prende il segnale.

Ora è come affidare il proprio pensiero all'etere,
pensando che qualcuno risponda.

Chiami, sperando che il vento riverberi i suoni 

in un passato di luci meno fioche e idraulici ritardatari.

Continuo a chiamare, immaginando i rimproveri
della mia donna, ora muta, vuota di rancore,
carne rosa, gli occhi sbarrati
in un ultimo terrore.

Chiamo i deformi: tediano i vespri
con urla stridule d'uccelli notturni.
Chiamo il muezzin, che improvvisa
minareti di fronde azzurro metallizzato.

Chiamo pure le stelle:
piangono latte, che cola.

Già, ma io come mi chiamo?

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