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The solitude of a piano

  The piano plays on a deserted street, wasting its final notes to hide the wails of a woman, a red-haired vixen, an extra in a troupe of assassins. Hidden in the alley of miracles, she seeks absolution from the lava-like shadows of the past. A sweet melody by unwary weavers who capture the attention of the orderly line of men and women with the posture of ordinary victims on a late-night talk show. The piano’s music envelops even the sacred vestments of the priests who scatter incense to absolve the murderers. Every day a different note, every day a color and faded smiles. Only music absolves the deeds of the architects of deceit

La guerra dell'ES

Non posso toccare con mano i morti, il sangue, i mutilati delle guerre. Sono immagini che non vedo e non tocco, le vedo riflesse nello scuro dei bar, fra gli schizzi di vodka. Quei morti sono accuse urlate sul palco dei lamenti, sono suono, come sirene d’emergenza. La storia calca praterie di fango, in compagnia di Tanatos. Quei morti sono un tributo incomprensibile al male; chi ha scavato nell’oscurità per imprigionare i sogni lo sa. Purtroppo, le mattine trascorse a rovistare gli orti e le passeggiate sui dorsi  di spiagge spumeggianti, fra le ossa aguzze dei molluschi, non bastano a scacciare la morte. Resta la processione di croci ai lati del cammino brecciato, accompagnata dagli officianti della vanagloria, che piangono i propri figli morti in battaglia. È strano, ma in ogni epoca continuiamo a morire come se fosse la prima volta.

La messa dei bravi

  Vogliono vedere scorrere il sangue  dei ragazzi dei vicoli sporchi,  per tombare il sorriso  delle tante facce dell'amore solidale. Vogliono l'odore del fiume dei dannati:  rabbiosi,  colmi d'una rabbia elementare, grezza. Vogliono sperperare la speranza,  piegare il capo alla ferocia  del messia dell'ultimo avvento —  profeta dell'isola perfetta. Vogliono stupire con versi di verità definitiva,  cantando razze perdute,  bianche di vergogna. Si preparano all'alba nei bivacchi imbiancati,  per sferrare  battaglie di burattini.  

Apocalisse del novantesimo minuto

  Tic Toc Prismi gialli e rossi, freschi di sangue, cadono di sasso nel pozzo bruno— sicuro rifugio di anime votate al sacro velluto. Siamo stanchi di memoria, degli spritz a sera, mezzana di gemiti profondi, guardiamo dritti un monitor scintillante mentre scende una pioggia di larve incendiarie. Ed è giornata di partite di coppa. Continuo a vedere quei bagliori, ma nuvole d’indifferenza soffocano le parole sagge che teniamo in serbo quando siamo sobri. Siamo frattali di disincanto, con in mano sacchetti di pop corn. Tic Toc L’ora è arrivata: i cavalieri dell’Apocalisse abbeverano i cavalli sotto il sole dell’inedia. Da lontano si sente il tripudio dei clown, incuranti delle ceneri degli eroi. Siamo al galà della grande finzione, si leggono fondi di caffè, si levano urla da stadio. Tic Toc È arrivato il lamento dei risvegliati, ma è troppo tardi. Le partite di coppa stanno iniziando... e non c’è niente di male.

"L'Odissea" di Christopher Nolan

 

Restiamo disumani

  Restiamo disumani,  L’umanità sanguina ferite imprudenti, commette torti  contro l’onore e la mitezza, contro la sincerità, la pietà per gli orfani  e le vedove. Restare umani è la marcia trionfale di carriere su cadaveri composti, scarpe lucide e scintille d’alcol  che simulano la vita. Restare disumani — o diventarlo —  è l'unica chirurgia possibile:  andare oltre la carne che mente,  innestare xenotrapianti  con cuori ruggenti di tigre,  agnelli arresi al pianto e  cervelli di donne perdute,  sempre prone all’amore,  ma mai più umane.

Genuinità

Genuinità, sentimenti  e foto sgranate di ectoplasmi  di essere mondo, mi dichiaro sentimentale,  buono e disinteressato quanto è vero il volto santo di Maria. Certo che lo sei,  non sei come quell'altro  che finge commozione e poi da la rampogna  ai demoni del deserto  per averlo consigliato male. O quell'altro,  psicopatico dal cuore infermo,  lobi atrofici e  disgrazie sepolte.  Cerca ancora nel vuoto  dove è perso l'uscio di casa.  Genuinità,  la voglia di odori di incenso e  veglie funebri di occhi vitrei  e indumenti lisciati con pennellate di catrame. La voglia persino di scoprirsi umano  per poi accorgersi che non c'è niente di più umano  che essere poco genuini