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Che volete da me?

  Che volete da me? Ho seppellito il rancore e le fosche simmetrie dell'ego con le ossa dei morti di Francia. Che volete da me? Ho sopportato le scorie di lavori malfatti,  per difendere l'onore e  sopire il timore della giustizia.  Che volete da me?  Ho raccontato storie e raccolto memorie di passanti ingobbiti  e carichi di nostalgia per il mare e le cime ariose delle mie montagne.  Che volete da me?   Sono morto almeno un po' e non ho disdegnato l'ombra degli ulivi .  Ho indossato vestiti color ruggine e non ho provato niente.  Ho spinto la ragione nel baratro e mi sono beato dei suoi lamenti.   Che volete da me? Ho rovistato nei rovi insanguinati per cercare un senso nelle cose  e ho schiumato sangue su materassi imbruniti e lerci.  Ho rincorso il clown intento a pulire il sangue su pavimenti di marmo. Ho pregato il dio degli inganni e mi sono fatto beffe del suo fardello.  Ho ascoltato i canti dell...

Tumulti di Ottobre

Tumulti di Ottobre .  Ombre impaurite affollano l'androne del palazzo d'inverno ,  accompagnate in processione da litanie  di donne  senza colpe  e con rivoli opachi attorno agli occhi.  Untorelli con insegne  colorate riposano dietro le dune sabbiose,  sorseggiando vini dal sapore d'argilla,  riflessi di ricordi dei giorni trascorsi all'ombra del palmeto .  "La gente come noi non molla mai",  cantano con la gioia mortale del venerdì santo . Passeremo l'inverno ad ascoltare inni sepolcrali   e a compiere rituali votivi   nelle  vie del mondo di sotto ,  ma senza il fragore degli stadi

Diventare vecchi...

  Diventare vecchi .   Abbandonare il proprio ego nei vicoli dell' urbe tossica   e godere dei tramonti  e della gioia del venerdì sera senza aspettarsi sguardi ammiccanti  e pose indecenti.  Senza abbellire l'egoismo con l' afrore di gesti belligeranti ,  avvolti in armature di cenere .  Ci aspetta la fretta dell'ulivo,  carico di frutti smeraldo .  Andremo con passo incerto e sorrisi ingialliti,  bocche di somari senza memoria.   Felici di fingere destini altrui  

Canto della vittoria

Oggi si cantano vittorie sul crinale della montagna ventosa,  irta , sempre sfuggente all'eco dei giorni a venire.  Campane a festa risuonano sui banchi di militanti con occhi di ghiaccio.  È ora di separare l'amico dalle brume di maggio .  Condividere con lui le attese di sangue,  innocenti svaghi di chi gioca in borsa  e suona meste melodie.  Sapremo presto quanto scommettere sul passato sepolto

Dio degli inganni

La paura ti scruta tra le fronde del sambuco .  La tua faccia, proprio quella,  le labbra fremono,  gli occhi luccicanti di attesa. Le preghiere del vespro non servono,  il dio degli inganni   ha già esaudito le tue richieste  e rimani fermo.  Ascolti il lento gorgoglio dell'acqua  e ti immagini guerriero. Domani sarà sangue e rivolta,  coraggio e lampi argentati di baionette .  Forse domani

Il morbo e il clown

Ride il clown fra letti di ospedale  e paesi spogli,  privi di sassi argentati e tramonti di fuoco .  Si fa beffe della morte   e degli scarti di cibo che ricoprono pavimenti avidi di sangue Allegri, sorridete guardando il dito   e lasciate perdere la luna .  È uno specchio ingannevole  fatto apposta per evocare profumi inebrianti di donna  e desiderare il riposo sotto le foglie dell'olmo